{"id":8052,"date":"2021-03-19T10:29:30","date_gmt":"2021-03-19T09:29:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.templarnews.com\/sito\/?p=8052"},"modified":"2021-03-19T10:29:35","modified_gmt":"2021-03-19T09:29:35","slug":"il-culto-di-san-giuseppe-in-sicilia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.templarnews.com\/sito\/2021\/03\/19\/il-culto-di-san-giuseppe-in-sicilia\/","title":{"rendered":"Il Culto di San Giuseppe in Sicilia"},"content":{"rendered":"\n<p>Una tradizione che affonda le radici nella mitologia greca con un preciso richiamo al culto di Demetra. Una celebrazione del 19 marzo che risale al 1400 e che si sostanzia nella preparazione dei pani chiamati &#8216;Cene di San Giuseppe&#8217; per ricordare l&#8217;ultima cena di Ges\u00f9 con gli apostoli<\/p>\n\n\n\n<p>San Giuseppe in Sicilia si conferma uno dei santi pi\u00f9 amati a giudicare dai numerosi festeggiamenti di cui \u00e8 oggetto. E quella di San Giuseppe \u00e8 una delle feste pi\u00f9 tipiche e suggestive della tradizione dell&#8217;Isola. Un&nbsp;intreccio di fantasia e di abilit\u00e0 materiale sullo sfondo di un\u2019operosit\u00e0 collettiva che \u00e8 profondamente religiosa, ma che ha ascendenze pagane, perch\u00e9 questa solare celebrazione del pane, quindi della fertilit\u00e0 e dell\u2019abbondanza, apre anche le porte alla primavera. Feste che hanno il sapore di un risveglio dal torpore dell&#8217;inverno dato che il 19 marzo coincide con l&#8217;equinozio di primavera. La celebrazione del 19 Marzo risale alla fine del 1400. Nei primi del 1600 San Giuseppe compare nel calendario romano universale e fino all&#8217;anno 1977 la data figurava tra le festivit\u00e0 religiose nazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 19 Marzo, in coincidenza con l&#8217;arrivo della bella stagione, si manifesta a Salemi la venerazione verso San Giuseppe, il Patriarca, santo tutelare degli orfani e dei poveri, con altari devozionali tutti ornati di pane modellato, chiamati &#8216;Cene di San Giuseppe&#8217;, denominazione che vuole ricordare l&#8217;ultima cena di Ges\u00f9 con gli apostoli, il sacro banchetto che istitu\u00ec l&#8217;Eucarestia.<\/p>\n\n\n\n<p>Le origini si perdono nel tempo, ma il rito, che si riallaccia a usi pagani, conserva il valore della tradizione da una generazione all&#8217;altra e continua a testimoniare il fascino incantato della spontaneit\u00e0 dei cuori e della nobilt\u00e0 dei sentimenti. Devozione e tripudio, ostentazione gastronomica e sentimenti di Carit\u00e0 Cristiana si mescolano durante il periodo delle \u2018Cene\u2019 intensamente vissuto da ogni categoria di cittadini.<\/p>\n\n\n\n<p>A Salemi si preparano tra i pi\u00f9 bei \u2018Pani votivi\u2019 della Sicilia. Gli elaboratissimi pani di questo paese del Trapanese, oltre a raffigurare frutta, fiori, animali, mostrano dei costanti richiami simbolici alla sacralit\u00e0 di una festa che unisce al fervore religioso lo spirito di rinnovamento della terra nel momento che precede la primavera. La preparazione dei pani deve seguire un preciso rituale e ha inizio alcuni giorni prima. I pani successivamente verranno simbolicamente collocati nell&#8217;altare dal padre di famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Un culto che quasi sicuramente ha origini arcaiche: i culti della fertilit\u00e0 della terra in onore delle divinit\u00e0 delle messi. Demetra nella mitologia greca, Cerere in quella romana. A Demetra si attribuisce anche la nascita del pane. La tradizione arcaica nel tempo si \u00e8 incontrata con quella religiosa e come \u00e8 accaduto anche in altre parti dell&#8217;Italia si \u00e8 rinnovata e adattata ai nuovi bisogni spirituali.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli altari, allestiti al fine di chiedere una speciale protezione del focolare domestico e della famiglia dalle avversit\u00e0, sono ricchi dei tipici pani detti affettuosamente &#8216;panuzzi&#8217;, che, una volta benedetti, vengono distribuiti ai fedeli. Il pane infatti, \u00e8 l&#8217;alimento di maggiore attenzione durante questa festa in quasi tutti i paesi della Sicilia. Esso, presentato in vari modi ed offerto dopo la benedizione, per San Giuseppe assume diverse varianti decorative.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;usanza, poi, di dare forme ai pani \u00e8 antichissima. Pani antropomorfi esistevano infatti gi\u00e0 al tempo dei Romani. I pani votivi sono plasmati secondo precise forme simboliche cui si ricorreva nel paganesimo, come la chiave o la forbice, e si ricollegano agli oggetti dati ai propri cari per facilitare la fuga dagli inferi. Altre forme, che ricorrono maggiormente nel periodo del cristianesimo, comprendono invece la forma a croce, la colomba simbolica della pace, il pavone che indica l&#8217;immortalit\u00e0, la palma la redenzione, il pesce simbolo del Cristo, l&#8217;agnello che ricorda il sacrificio divino e gli angeli l&#8217;annunciazione.&nbsp;Sugli altari compaiono spesso anche i caratteristici piatti dove sono cresciuti germogli di frumento, elemento anch&#8217;esso di forte simbolicit\u00e0. Gli altari di ringraziamento sono elemento presente in quasi tutte le culture che si susseguirono in Sicilia, e che incisero nei costumi di varie localit\u00e0 dell&#8217;isola. A supporto di ci\u00f2 \u00e8 il fatto che Giuseppe \u00e8 Santo Patrono in diversi paesi siciliani e che a Lui sono dedicate molte Chiese.&nbsp;Alcune storiche dominazioni hanno inoltre conferito un personale &nbsp;contributo alla tradizionale decorazione degli altari. Ad esempio, agli arabi si deve l&#8217;usanza di arricchire l&#8217;allestimento con la presenza di agrumi.<\/p>\n\n\n\n<p>Le donne-artiste di Salemi si tramandano questa tradizione di madre in figlia e il giorno di San Giuseppe lungo le strade si decorano gli altari e le cappelle votive di pani ricamati con varie forme che richiamano la natura, fiori, piante, animali, oppure le forme della religiosit\u00e0 cristiana, angeli e simboli della fede, nonch\u00e9 San Giuseppe.&nbsp;<br>Il pane benedetto poi viene donato a tutti coloro che si fermano a pregare. Sar\u00e0 conservato a casa come una reliquia.<\/p>\n\n\n\n<p>Forte \u00e8 il significato religioso dell\u2019evento. Per San Giuseppe, con un rito sempre uguale, fede e tradizione riportano in casa altari devozionali che richiamano figurativamente una chiesa, al cui interno si erge l&#8217;altare dedicato al Santo.<br>Sono gli uomini, che lavorando per giorni, preparano in una stanza, a pianterreno della casa, un tempietto a pianta quadrangolare, curando tutta una scenografia particolare. Si costruisce una struttura in legno (oggi anche in ferro) con colonnine portanti, fatte di canne intrecciate, che convergono in alto formando un tetto a cupola; l&#8217;architrave e il fregio frontale completano l&#8217;impalcatura, che viene interamente ricoperta da ramoscelli di alloro e di \u2018murtidda\u2019 odorosa (bosso), elementi ornamentali che hanno un significato propiziatorio. Ultimata la struttura, vi si appendono a decorazione piccoli pani artisticamente lavorati, secondo un ordine ben definito, e arance e limoni appena colti.<\/p>\n\n\n\n<p>Al centro, addossato a una parete interamente rivestita con un drappo bianco, si prepara un piccolo altare con cinque ripiani degradanti, tutti ricoperti di candidi lini ricamati, e si appende in alto un quadro raffigurante la Sacra Famiglia.<br>Ai lati si dispongono delle mensole con bianche tovaglie ricamate su cui si poggeranno oggetti simbolici di significato costante e di facile lettura: caraffe di vino, vasi di fiori, garofani e \u2018balacu\u2019 (violaciocche), frutta, fette di rossa anguria di gesso, lumini, candelabri, vasi con pesciolini rossi, arance e limoni alternati al pane. Ai piedi dell&#8217;altare si stende un tappeto dove vengono posati un agnello di pane, di gesso o di cartapesta, in riferimento al sacrificio di Cristo, un&#8217;anfora con acqua e un bianco asciugamano, disposto a forma di \u2018M\u2019, per ricordare la purificazione, dei piatti con germogli di frumento, che inneggiano alla terra, tutti simboli presenti nei sepolcri pasquali.<\/p>\n\n\n\n<p>Le &#8220;cene&#8221; non sarebbero complete se mancassero ai piedi delle colonne portanti dei mazzi di finocchi verdi. segno di abbondanza.&nbsp;Il \u2018pane dei santi\u2019, di pi\u00f9 alto valore sacrale, viene appoggiato sull&#8217;altare, mentre migliaia di piccoli \u2018pani da mensa\u2019, legati ad asticelle di canna con filo di cotone, sono appesi tra il verde scuro della cappella, secondo un ordine vincolato anche a regole di simmetria.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel centro del tempio viene sistemato il piccolo tavolo per il pranzo dei &#8220;santi&#8221;, imbandito con pane, arance, una bottiglia di vino e fiori.&nbsp;Tutte le cene, di disegno e dimensioni diverse, ricordano modelli colti rinascimentali ed acquistano una valenza artistica straordinaria, seppure effimera.&nbsp;Un ramo di alloro intrecciato all&#8217;angolo della via o alla porta spalancata della casa, come una segnaletica culturale, richiama i visitatori devoti, che si susseguono in fitto pellegrinaggio fino a tarda sera per ammirare l&#8217;incantevole altare e propiziarsi cos\u00ec la fortuna e la benedizione divina.<\/p>\n\n\n\n<p>Capire perch\u00e9 le &#8216;Cene di San Giuseppe&#8217; si ripetono a Salemi, anno dopo anno, sempre uguali, nonostante l&#8217;incalzare del tempo, e resistono alla furia devastatrice del dilagante modernismo, significa riconoscere la forza della fede, il valore del credo di un popolo che custodisce, gelosamente intatto, il passato su cui ha costruito la sua storia.&nbsp;Nella cultura contadina antichi riti, celebrazioni particolari di ascendenza pagana, come le feste dei pani, vengono adottati quasi sempre dal culto cristiano e ricorrono periodicamente nell&#8217;arco dell&#8217;anno a scandire date e ricorrenze. Cos\u00ec la religiosit\u00e0, molto spesso, rasenta nell&#8217;esteriorit\u00e0 la superstizione, ma nulla toglie allo spirito liturgico ed \u00e8 sempre autentica testimonianza di fede profonda e di vita cristiana.<\/p>\n\n\n\n<p>La cena nasce originariamente come voto di ringraziamento o come propiziazione di una grazia da parte di una persona devota, che si \u00e8 impegnata con San Giuseppe a fare un convito di beneficenza, (cci prumettu di inchiri i panzuddi a tri picciriddi \u2013 prometto di riempire la pancia a bambini), per tre bambini poveri che rappresentano la Sacra Famiglia.&nbsp;Si scioglie quindi una promessa, si adempie un voto fatto per fede e si segue la tradizione che ha, da sempre, un cerimoniale, fatto di gesti rituali, preghiere, canti, legato ad una simbologia assai complessa.<\/p>\n\n\n\n<p>La cena di San Giuseppe, folklore e rito insieme, \u00e8 una dimostrazione esteriore di quella religiosit\u00e0 autentica, spontanea, singolare e piena di valore antropologico, solidariet\u00e0 e fratellanza che \u00e8 nella natura sociale di ogni uomo.&nbsp;Dopo la questua penitenziale fatta, a volte a piedi scalzi, per tutto il paese di porta in porta, se il voto \u00e8 pubblicizzato, o a proprie spese se la promessa \u00e8: \u2018fazzu na cena pi chiddu chi pozzu\u2019 (faccio&nbsp;&nbsp;una cena per quelli che posso) , la padrona di casa prepara il pane con straordinari esiti plastico-simbolici.<\/p>\n\n\n\n<p>Aiutata dalle donne del quartiere, amiche e conoscenti, lavora giorni e giorni per modellare con vera creativit\u00e0 ed arte tutto il pane per la cena. Si impastano quintali di farina, si lavora la pasta fino a che diventa omogenea, si divide in tocchetti e con vera maestria si procede alla modellazione figurativa, usando arnesi comuni come&nbsp;temperini, pettini con fitti denti, aghi, ditali, forbicine e il cosiddetto \u2018mucaciu\u2019, un attrezzo metallico a pinza dentata. Particolarmente laboriosa \u00e8 la manifattura dei \u2018pani dei Santi\u2019, ma le sapienti mani delle donne pi\u00f9 esperte, a cui se ne affida la fattura, sanno creare veri capolavori in miniatura dalle forme pi\u00f9 varie.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto il pane, prima della &#8216;nfurnata\u2019 (cottura in forno), \u00e8 reso lucido da una pennellata di chiara d&#8217;uovo battuto con succo di limone e, quando il colore dorato ricopre le teglie, la cottura \u00e8 ultimata.&nbsp;Tutta la fatica dei preparativi viene offerta come un tributo d&#8217;amore a San Giuseppe, modello per ogni sposo cristiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli spazi pi\u00f9 grandi di molte case, in questo periodo, si trasformano magicamente in veri laboratori artistici all\u2019interno dei quali mani esperte di donne eccezionali, danno sfogo alla loro tecnica creativa. Molti piccoli attrezzi e soprattutto piccoli coltellini, danno vita a quei dettagli che identificano ogni forma simbolica di \u201cpanuzzo\u201d. Piccoli attrezzi quasi sempre costruiti alla bisogna, per increspare, per arrotondare, per estrudere un particolare. \u00c8 tutto un brus\u00eco che innerva uno spirito collaborativo e la voglia di esprimere con questi gesti l\u2019identit\u00e0 particolare che caratterizza una delle pi\u00f9 belle tradizioni contadine di Salemi, ma anche e soprattutto un grande senso di ospitalit\u00e0. Il coinvolgimento emozionale di chi osserva \u00e8 assicurato non solo dalla meticolosit\u00e0 e dalla perizia dei gesti con cui vengono cesellati questi pani, ma anche dal modo in cui si concretizza un\u2019astrazione che prende consistenza attraverso l\u2019impasto di farina e acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 compito degli uomini, invece, \u00e8 quello di allestire la struttura architettonica che verr\u00e0 ornata dai pani che le donne preparano. Viene rivestita con rametti di alloro e di bosso chiamato impropriamente \u201cmurtidda\u201d (impropriamente perch\u00e9 murtidda \u00e8 chiamato il \u201cmirto\u201d che ha una certa somiglianza col bosso ma \u00e8 un\u2019altra specie) che vengono legati pazientemente a ricoprire tutta la superficie della struttura fatta in legno, uno sfondo vero e proprio dove poi disporre i pani con un ordinamento ben predefinito ed a simboleggiare una piccola cappella dove all\u2019interno si erge un altare formato da tre o cinque gradini. Avvicinandosi a questi \u2018altari\u2019 si riesce a sentire il profumo dei pani che vicino alle foglie di alloro, esalta la sacralit\u00e0 del luogo e come l\u2019incenso percepito in chiesa, proietta la sua immagine di devozione, di ritualit\u00e0. Sono profumi unici che solo qui si possono percepire, dando un senso di identit\u00e0 e di rievocazione che molti visitatori amano.<\/p>\n\n\n\n<p>La simbologia del pane esprime il valore religioso delle cene di San Giuseppe, al centro dell\u2019altare, per esempio, risalta la forma arrotondata del \u201ccucciddatu\u201d che rappresenta Dio, la luce del mondo. Vi si riconosco elementi che descrivono la passione di Cristo ed altri elementi come i grappoli d\u2019uva e le spighe di grano simboli dell\u2019Eucaristia. Elementi simbolici che raccontano varie fasi della vita di Ges\u00f9. Coronano il pane motivi floreali che spesso identificano piccole rose e fiori di gelsomino. \u00c8 la forma pi\u00f9 in evidenza ma visitando le cene si scopre, grazie ai chiarimenti dati dai realizzatori , una ricchezza simbolica notevole in tutti gli altri pani.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per cogliere il profondo valore religioso delle cene di San Giuseppe bisogna comprendere il simbolismo dei pani benedetti che ripercorrono tutto il rapporto tra l&#8217;uomo e Dio e richiamano le meraviglie del Creato, secondo un criterio allegorico ben definito.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi osserva la cena scorge, in alto il&nbsp;Sole, che rappresenta Dio stesso, la&nbsp;Luna, la Madonna, e una&nbsp;stella. Al centro del fregio frontale spicca la&nbsp;croce, segno della salvezza, mentre, un po&#8217; pi\u00f9 in alto, c&#8217;\u00e8 un &#8220;panuzzu&#8221; a forma di&nbsp;gallo, per ricordare il suo canto, quando Pietro rinneg\u00f2 Ges\u00f9; sotto i bracci della croce ci sono due&nbsp;scale&nbsp;disposte simmetricamente e attorno, a livello immediatamente inferiore, i&nbsp;tre chiodi, il&nbsp;martello&nbsp;e la&nbsp;lancia, a destra, la&nbsp;tenaglia&nbsp;e la&nbsp;canna&nbsp;con la spugna, a sinistra, simboli della Passione di Cristo.<\/p>\n\n\n\n<p>Procedendo ancora verso il basso si vedranno: una&nbsp;grande aquila, segno di potenza,&nbsp;due pavoni, segno della resurrezione,&nbsp;due colombe, segno di pace, poi i monogrammi di Giuseppe, Maria e Ges\u00f9. In corrispondenza della posizione della Madonna nel quadro della sacra famiglia, sono disposti piccoli pani dalla simbologia pi\u00f9 varia: la&nbsp;rosa, la purezza; le&nbsp;forbici, la&nbsp;rocca; il&nbsp;filo, la laboriosit\u00e0; il&nbsp;fiocco&nbsp;(a scocca), che rappresenta la castit\u00e0 della Madonna.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul lato riservato a San Giuseppe, vengono appesi tutti gli arnesi di lavoro del &#8220;carpentiere&#8221;: l&#8217;ascia, la&nbsp;sega, etc. e&nbsp;baccelli di fave&nbsp;per esaltare la sua generosit\u00e0.<br>Si vedono ancora: la&nbsp;chiave&nbsp;che aprir\u00e0 il regno dei cieli ai mortali, i&nbsp;fraticelli&nbsp;di San Francesco con il saio scuro che ricordano tutto il clero e una vita in povert\u00e0 dedicata alla preghiera,&nbsp;farfalle&nbsp;e&nbsp;uccelli&nbsp;sparsi qua e l\u00e0 a simboleggiare il distacco dai beni terreni e l&#8217;elevazione spirituale, i&nbsp;pesci&nbsp;a rappresentare l&#8217;innocenza della tradizione cristiana, il&nbsp;cavallo&nbsp;\u00e8 l&#8217;intelligenza, il&nbsp;cane&nbsp;la fedelt\u00e0, la&nbsp;colomba&nbsp;sinonimo di pace, il&nbsp;pavone&nbsp;la bellezza del creato,&nbsp;l&#8217;agnello&nbsp;il richiamo alla Santa Pasqua. Infine centinaia di &#8220;panuzzi&#8221; a forma di fiori, frutta, ortaggi e animali pendono tra il fogliame per inneggiare all&#8217;abbondanza e alla generosit\u00e0 della terra che ci nutre.<br>Al centro, guardando i cinque ripiani, ricoperti di bianche tovaglie ricamate, si vedono appoggiati sul primo gradino i tre pani pi\u00f9 significativi.<\/p>\n\n\n\n<p>Al centro spicca \u2018u cucciddato\u2019 che ha la forma del Sole e simboleggia la luce divina, destinato al bambino che rappresenta Ges\u00f9. \u00c8 tutto decorato con raffigurazioni che richiamano i simboli della sua infanzia: la camicina, segno di povert\u00e0, i fiori di gelsomino preferiti da Ges\u00f9 Bambino e tutti i segni della sua passione e morte.<\/p>\n\n\n\n<p>A destra, si poggia \u2018a parma\u2019, simbolo della pace, pane a forma di palma, dove sono minutamente riprodotti tanti datteri, che ricordano il miracolo avvenuto durante la fuga in Egitto: mentre Maria riposava sotto una palma, essa abbass\u00f2 i rami che le fecero ombra e la sfamarono con i suoi datteri; poi le rose, le forbici, i cuoricini, segno di amore, il&nbsp;fiocco&nbsp;e tante decorazioni attorno a una grande &#8220;M&#8221;. La palma verr\u00e0 data alla fanciulla che rappresenta la Madonna.<\/p>\n\n\n\n<p>A sinistra c&#8217;\u00e8 \u2018u&nbsp;vastuni\u2019, il bastone di San Giuseppe, che sar\u00e0 del bambino che lo impersona. \u00c8 decorato con una grande &#8220;G&#8221;, al centro, circondata da tanti gigli, il fiore del suo bastone, che rappresentano la purezza, e da pere, mele, uva, assieme ai suoi attrezzi da lavoro che troviamo appese nella struttura della cena.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul secondo gradino si espongono&nbsp;tre pani pi\u00f9 piccoli, simili ai grandi, che rappresentano il popolo fedele al cospetto di Dio, fatti uguali ai grandi perch\u00e9 Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza.&nbsp;Al centro del terzo gradino si pone la \u2018spera\u2019 cio\u00e8 l&#8217;ostensorio che ricorda l&#8217;Eucarestia, contenitore del corpo di Cristo, e&nbsp;due angeli&nbsp;inginocchiati ai lati. Sul quarto ripiano si collocano il&nbsp;calice&nbsp;istoriato con le spighe e l&#8217;uva, le ampolline dell&#8217;acqua e del vino, sempre di pane mirabilmente intagliato, e ancora due angeli in adorazione. Ovunque fanno da motivo ornamentale, arance, limoni, lumini e fiori. Il quadro raffigurante la&nbsp;Sacra Famiglia, appeso al centro dell&#8217;altare, domina l&#8217;insieme e raccoglie alla preghiera.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pane della cappelletta \u00e8 un&#8217;offerta di ringraziamento a Dio per i doni che elargisce la terra e l&#8217;augurio per un buon raccolto. Tutti \u2018li cuddureddi\u2019 e \u2018li panuzzi\u2019 benedetti del &#8220;tempio&#8221; verranno via via staccati dai padroni di casa e offerti ai visitatori perch\u00e9 possano cibarsene come pane dell&#8217;anima e crescere insieme nella carit\u00e0 e nell&#8217;amore.<\/p>\n\n\n\n<p>Va anche detto che a Salemi in occasione della celebrazione del 19 Marzo, oltre alle &#8216;Cene di&nbsp;San Giuseppe&#8217; dove vengono allestiti, lo ribadiamo, altari votivi costituiti da una struttura in legno, ricoperta di foglie d&#8217;alloro e mirto, addobbata con arance e limoni e piccoli pani ricamati detti \u2018Cuddureddi\u2019, si producono i famosi dolci di San Giuseppe: i&nbsp;sfinci. ll nome \u2018sfincia\u2019 deriva dallatino&nbsp;spongia, \u2018spugna\u2019, oppure dall&#8217;in&nbsp;arabo:&nbsp;\ufe8d\ufeb4\ufed4\ufee8\ufe9e, isfan\u01e7 \u2018spugna\u2019). Questi nomi hanno origine dalla particolare forma di questo dolce, che si presenta come una frittella morbida e dalla forma irregolare, proprio come una vera e propria spugna. Questa gustosa e semplice frittella \u00e8 stata trasformata in un dolce prelibato dall&#8217;abilit\u00e0 delle suore del monastero delle Stimmate, situato a Palermo, che l&#8217;hanno tramandato ai pasticcieri palermitani e l&#8217;hanno dedicato al&nbsp;Santo degli umili, come umili del resto sono anche gli ingredienti. All&#8217;inizio la ricetta era piuttosto semplice ma i pasticceri palermitani hanno reso questo dolce ancora pi\u00f9 gustoso arricchendolo con alcuni ingredienti tipicamente siciliani: crema di&nbsp;ricotta, grani di&nbsp;pistacchio&nbsp;e canditi di scorza d&#8217;arancia.<\/p>\n\n\n\n<p>Di notevole pregio gastronomico, secondo la tradizione popolare, sono considerate anche le pietanze servite durante la cena rituale, ai tre bambini poveri invitati. Essi rappresentano Ges\u00f9, Giuseppe e Maria e gli si offrono cibi cucinati esclusivamente, senza nessun tipo di carne. Sono 101 le pietanze preparate e offerte, con ingredienti basati esclusivamente sull&#8217;uso di verdure tradizionali, uova, farina ma anche erbe selvatiche che spontaneamente crescono nelle campagne e nei boschi locali, il finocchietto selvatico, gli asparagi selvatici, le bietole selvatiche (i giri) e la senape selvatica (i sinapi).<\/p>\n\n\n\n<p>Le erbe selvatiche rappresentano nella nostra cucina contadina un elemento particolare, sono specie vegetali presenti solamente in terreni incontaminati e tuttoggi la loro presenza, \u00e8 sinonimo di un ambiente ancora ricco di biodiversit\u00e0. Alla fine del pranzo si prepara e si offre la pasta con la mollica, un semplice piatto di spaghetti finissimi, conditi con olio d&#8217;oliva, mollica fresca di pane con l&#8217;aggiunta di zucchero e cannella macinata. E&#8217; insomma una festa tradizionale in cui immergersi, dove \u00e8 facile creare relazioni emozionali uniche grazie al coinvolgimento dei sensi. Alla fine si porta via un ricordo permanente e identificativo della citt\u00e0 e di questa sua importante tradizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Salemi, uno dei paesi pi\u00f9 appartati e interessanti dal punto di vista artistico e monumentale della provincia di Trapani, si trova nel sito dove un tempo sorgeva la citt\u00e0 sicana Halyciae, addossato a un versante del Monte delle Rose. Nel centro storico si trovano antichi palazzi \u2013&nbsp;realizzati con&nbsp;la locale pietra campanella \u2013&nbsp;e chiese, la pi\u00f9 antica delle quali \u00e8 la basilica paleocristiana di San Miceli. Di notevole interesse anche&nbsp;il castello medievale e il quartiere ebraico del Rabato.<\/p>\n\n\n\n<p>Solitamente tranquilla, Salemi, con una popolazione di poco sotto gli 11 mila abitanti, si riempie di gente nei giorni della festa di San Giuseppe,&nbsp;quando la cittadina mette in scena simboliche cene e si trasforma in un ricchissimo susseguirsi di altari decorati da arabescati pani, ricchi di elementi allegorici, arricchiti da i numerosi piccoli musei, imperdibili.<\/p>\n\n\n\n<p>La citt\u00e0 ha origini antichissime ed \u00e8 da identificare con Halicyae, centro sicano-elimo. Sotto i Romani godette il privilegio di citt\u00e0 libera ed immune. Il nome deriva da Salem datole dagli Arabi che hanno lasciato la loro impronta nell\u2019impianto urbano con vicoli e cortili. A Federico II di Svevia si deve la ricostruzione del castello su una preesistente struttura fortificata. Ruolo importante ebbe durante i moti del 1848 e ancor pi\u00f9 nell\u2019impresa dei Mille del 1860: dal Municipio di Salemi, il 14 Maggio 1860, Garibaldi proclam\u00f2 la dittatura.<\/p>\n\n\n\n<p>La citt\u00e0 immersa nella valle del Bel\u00ecce ha sviluppato nel tempo un forte dinamismo culturale, testimoniato da personaggi illustri come lo scienziato e politico Simone Corleo, il musicista Alberto Favara, il giurista Francesco D\u2019Aguirre. Una cesura nel tessuto sociale ed urbano \u00e8 avvenuta con il terremoto del 1968 che ha provocato notevoli danni e il conseguente sorgere di nuove zone residenziali.<\/p>\n\n\n\n<p>Le feste dei pani di Salemi, \u00e8 stata riconosciuta quale bene dell\u2019umanit\u00e0, dell\u2019Unesco e recentemente inscritta nel Registro Eredit\u00e0 Immateriali (REI) istituito presso il Dipartimento Regionale Beni Culturali e dell\u2019Identit\u00e0 siciliana, nel libro delle celebrazioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una tradizione che affonda le radici nella mitologia greca con un preciso richiamo al culto di Demetra. Una celebrazione del 19 marzo che risale al 1400 e che si sostanzia nella preparazione dei pani chiamati &#8216;Cene di San Giuseppe&#8217; per ricordare l&#8217;ultima cena di Ges\u00f9 con gli apostoli San Giuseppe in Sicilia si conferma uno [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8053,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0},"categories":[22],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.templarnews.com\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8052"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.templarnews.com\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.templarnews.com\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.templarnews.com\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.templarnews.com\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8052"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.templarnews.com\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8052\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8054,"href":"https:\/\/www.templarnews.com\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8052\/revisions\/8054"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.templarnews.com\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8053"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.templarnews.com\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8052"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.templarnews.com\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8052"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.templarnews.com\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8052"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}