Il Culto di San Giuseppe

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La figura di Giuseppe è presente nella storia della Chiesa sin dai suoi primordi, per quanto la comunità nascente non l’ha mai mitizzata o enfatizzata ma, custodendola gelosamente in un silenzio orante, l’ha indicata ai cristiani di tutti i tempi come esempio di Colui che vuole, sempre e solo, fare la volontà di Dio.

Nel dato biblico, troviamo Giuseppe accanto e in relazione a Maria:

  • entrambi, in un travaglio personale di ricerca, si lasciano coinvolgere dalla visita e dalle parole dell’angelo Gabriele;
  • entrambi scoprono di avere una vocazione che nasce dall’amore a Dio e tra di loro, che pur interferendo sul loro percorso, li rende complici e artefici di un mistero che li sovrasta;
  • entrambi affrontano le difficoltà di ogni giorno per restare fedeli alla parola data a Dio;
  • entrambi si mettono alla sequela di quel Figlio che hanno ricevuto in dono, che devono da una parte far crescere in età, sapienza e grazia e, dall’altra, imparare a conoscerlo come il Cristo, il santo di Dio, l’unto di JHAVÈ;
  • entrambi sono consapevoli di essere contemporaneamente educatori di Gesù, introducendolo nella fede di Abramo, e discepoli di Cristo, che porta a compimento la promessa di salvezza;
  • entrambi, anche se in modo diverso, sono abitati dallo Spirito di Dio, che rende possibile quello che per l’uomo è impossibile.

Giuseppe e Maria sono le persone di cui il Padre si fida per realizzare il mistero dell’incarnazione del Figlio, perché di fronte alle sfide non soccombono, non si irrigidiscono, non si arrendono, non sanno vivere da rassegnati e cercano sempre una soluzione possibile.

L’amore li tiene desti e vigili, li rende audaci e intraprendenti, pronti ad andare oltre i propri personali progetti, per accogliere e realizzare il progetto di Dio.

Giuseppe ci testimonia un coraggio creativo che nasce dall’amore alla Madre e al Figlio: è in un primo momento innamorato di Maria e successivamente un innamorato del figlio di Maria.

Giuseppe conosce le sfumature e lo spessore dell’amore sponsale e paterno; il suo amore umano per Maria assurgere ad amore divino e la sua paternità si esprime nell’accoglienza amorosa della vita concepita dallo Spirito di Dio nel grembo di Maria.

Tutti i coniugi cristiani possono trovare nell’amore di Giuseppe per Maria e Gesù i prodromi del sacramento del matrimonio, che si fonda sempre su un amore sponsale e paterno.

Giuseppe, con la sua singolare vocazione, insegna a vivere la paternità come accoglienza della vita, accompagnamento educativo, sostegno affettivo nella crescita umana e spirituale, presenza discreta e protettiva.

Giuseppe è colui che dà il nome al figlio di Maria, così come l’angelo Gabriele gli ha detto: lo chiamerai Gesù, colui che salva. Secondo la logica biblica, il nome è un programma di vita, esprime l’identità e la missione di una persona, indica l’appartenenza e il suo futuro. Giuseppe compie questo atto paterno dal valore simbolico molto grande.

Giuseppe è stato chiamato da Dio a servirlo direttamente nella persona e nella missione del Figlio, mediante l’esercizio di una paternità legale.

Giuseppe ha imparato a mettere al centro della sua esistenza la vita di Gesù e della Madre; decentrato da sé stesso, si è centrato su Cristo, scegliendolo come l’Unico necessario, da cui tutto il resto proviene e assume significato e valore.

Potremmo dire che il primo dono di Gesù a Giuseppe è Maria, contemporaneamente Gesù è il primo dono che Maria, la piena di grazia, fa a Giuseppe; il Figlio gli dona la sua Mamma come sposa e la Madre gli dona suo figlio come figlio. Nei vincoli dell’amore familiare sono un dono l’uno per l’altro, si donano e si accolgono reciprocamente nell’amore di Dio.

Colui che è chiamato da JHAVÈ a essere l’ultimo patriarca del popolo da cui proviene la salvezza, è un testimone autorevole e credibile che nulla è impossibile a Dio; o, per dirla in positivo, tutto è possibile a Dio.

Questa fede rocciosa è il dono di Giuseppe alla Chiesa di tutti i tempi. Lui insegna, con la sua vita, a credere e a fidarsi di Dio, che parla anche nel cuore della notte.

Alla scuola del patriarca Giuseppe, uomo giusto, la Chiesa impara ad ascoltare, accogliere, far crescere la Parola incarnata; in Lui trova un protettore e un custode geloso e premuroso, perché si sente conosciuta come il corpo vivente di Cristo.

Ps: Papa Francesco ha disposto, nella ricorrenza dei 150 anni della proclamazione a patrono della Chiesa, che fino all’8 dicembre 2021 sarà concessa l’indulgenza plenaria ai fedeli che pregano il Santo, sposo di Maria.

Fra’ Tiziano Giusto, Teologo dell’Ordine

L’anno dedicato a san Giuseppe, tempo per conoscerlo meglio.
Più considerazione alla giosefologia.

Alcune risonanze inesatte su san Giuseppe; qui le più frequenti: “non si sa nulla”, “i vangeli non ne parlano”, “si sa poco di lui”, “non ha detto alcuna parola”, “abbiamo ben poco di lui”, e via dicendo. Cerchiamo brevemente di dire come stanno in realtà le cose da oltre duemila anni di storia della Chiesa. E’ opportuno, in tal senso, tener conto sia dell’insegnamento biblico sia quello magisteriale.

Andiamo per ordine. Innanzitutto i vangeli parlano di san Giuseppe, e non solo Matteo e Luca, ma anche Marco e Giovanni. E ne parlano abbastanza. Papa Francesco, nella sua lettera Patris Corde, lo chiarisce fin da subito. “Giuseppe ha amato Gesù, chiamato in tutti e quattro i Vangeli «il figlio di Giuseppe». Matteo e Luca, raccontano poco, ma a sufficienza per far capire che tipo di padre egli fosse e la missione affidatagli dalla Provvidenza”.

Successivamente, con riferimenti biblici alla mano, il Papa presenta la figura, la “storia”, la vita del santo. Notizie utili e sufficienti, seppur stringate, per comprendere il ruolo di san Giuseppe nell’economia salvifica. Dunque, davvero non si sa nulla di lui? E che dire, allora, della sua sposa? Sappiamo, ad esempio, dove e quando è nata o è morta? Che i vangeli non riportano alcuna parola proferita da san Giuseppe, non significa che essi non ne parlino o che si sappia poco di lui. L’uomo del silenzio è passato quasi sempre come l’uomo muto e spesse volte è diventato un uomo zittito. Nell’evolversi della riflessione giosefologica, grazie a Dio, si è passati finalmente dall’uomo dei sette silenzi all’uomo della grande Parola. E’ l’apporto della giosefologia a rivelarlo e ad aiutarci a meditare sul silenzio eloquente del santo contemplativo e lavoratore.

Passiamo ora all’insegnamento dottrinale. Davvero abbiamo ben poco materiale in suo conto? Direi di no; basterebbe infatti riconsiderare con la dovuta attenzione il fenomeno religioso giosefino per avere l’idea dell’immenso patrimonio giosefologico e della spiritualità giosefina in nostro possesso e purtroppo marginalizzato o per niente considerato. E’ così palese che lo stesso papa Francesco nella Patris Corde scrive: “Dopo Maria, Madre di Dio, nessun Santo occupa tanto spazio nel Magistero pontificio quanto Giuseppe, suo sposo. I miei Predecessori hanno approfondito il messaggio racchiuso nei pochi dati tramandati dai Vangeli per evidenziare maggiormente il suo ruolo centrale nella storia della salvezza”.

L’impegno di ognuno, allora, è quello di andare a rileggere – e studiare – i documenti da papa Pio IX con la Quemadmodum Deus fino a papa Francesco con la Patris Corde, passando obbligatoriamente per la Quamquam pluries di Leone XIII e la Redemptoris Custos di Giovanni Paolo II. Insegnamento dottrinale dove ripetutamente san Giuseppe emerge come singolare, importante e fondamentale ministro dell’incarnazione e della redenzione dopo la Vergine santissima. “San Giuseppe è stato chiamato da Dio a servire direttamente la persona e la missione di Gesù mediante l’esercizio della sua paternità: proprio in tal modo egli coopera nella pienezza dei tempi al grande mistero della Redenzione ed è veramente «ministro della salvezza»” (RC 8).

Il “santo dimenticato”, il “santo sconosciuto”, il “santo da riscoprire”, questi e altri titoli-effetto, purtroppo veritieri, si ritrovano in diversi testi pubblicati in questi decenni, titoli dal tono provocatorio per suscitare curiosità e interesse nel conoscere il nostro santo. Abbiamo un anno per farlo, il tempo opportuno per interessarci alla giosefologia a completamento della mariologia e della cristologia. Tanto quanto basta per conoscere bene e meglio san Giuseppe, singolare depositario del Mistero di Dio che giustamente merita sommi onori dopo la Vergine santissima.

Paolo Antoci
Ragusa – 2021

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